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Relazione uomo animale: dal simposio l'importanza della Pet Therapy

27/09/2012 - evento sociale

Tanti e tutti importanti gli argomenti affrontati durante l’atteso simposio medico scientifico che ha dato il via alla kermesse gardesana Garda Endurance Cup 2012. Il convegno, andato in scena nell'aula 1.1 del Polo Zanotto dell'Università degli Studi di Verona, ha visto confrontarsi esperti e professionisti del settore che da tempo utilizzano gli animali nella cura, nell'assistenza e nella riabilitazione. I relatori hanno voluto portare il proprio contributo e, in supporto alle loro argomentazioni, hanno esposto casi ed esperimenti che, meglio di qualsiasi teoria, hanno saputo confermare l'importanza dell'ausilio di cani, cavalli, e altri amici dell'uomo, nell'affrontare le più diverse patologie.

 

In una sala gremita di persone del settore, studenti e semplici curiosi, il prof. Angelo Lascioli ha aperto  quello che è destinato a diventare un appuntamento fisso della  manifestazione.  Lascioli ha introdotto la conferenza inquadrando il concetto di ippoterapia: «Se la disabilità si presenta come interazione tra fattori di salute da un lato e fattori legati all’ambiente e alla società dall’altro, l’ippoterapia è qualcosa che allo stesso modo si colloca in mezzo, come soluzione per andare incontro a difficoltà che vanno oltre alla salute, e che cercano di recuperare e valorizzare persone con disabilità all’interno della nostra quotidianità».

 

Il dott. Lino Cavedon, psicoterapeuta del Centro di Referenza Nazionale, è stato il secondo relatore a prendere la parola: «Mi sono avvicinato al mondo della Pet therapy per necessità. Sentivo che in molte situazioni legate al mio lavoro, gli strumenti a disposizione non erano sufficienti per aiutare le persone ad aprirsi nei confronti degli altri dal punto di vista relazionale. Un cane, così come ogni altro animale, aiuta a ridurre le distanze, annulla la presenza di una scrivania, non è evocativo di un trauma, ponendosi quindi come elemento di comunicazione immediata. Ad oggi non esiste una normativa che regola il settore, esistono delle indicazioni suggerite dall’esperienza e in Veneto possiamo dire di essere all’avanguardia. La necessità di creare un protocollo è evidente quando si cerca di passare dall’elaborazione teorica o empirica  legata alla Pet therapy e la sua applicazione clinica e scientifica per i disturbi, ad esempio, della sfera fisica e neuro e psicomotoria. Esistono dei casi felici come il Centro di autismo della Ulss 20 di Verona, all’interno del quale vengono coinvolti i cani per curare la patologia o come il Cerris dove animali e disabilità convivono portando ottimi risultati in termini di recupero psicofisico».

 

Il dott. Mario Defranceschi, educatore e direttore del CIRS (Centro italiano per il reinserimento sociale) di Trento ha raccontato la sua esperienza affrontando il tema della “Relazione uomo animale negli interventi di Pet Therapy”, parlando, nello specifico, del cane. Interagendo con il pubblico, Defranceschi ha cercato di far comprendere come uomo e cane siano tra loro molto diversi, abbiano abitudini e necessità differenti e come il comportamento prevaricante dell’uomo, nel tempo, sia stata la causa principale dell'estinzione di tantissimi animali. Il consiglio di Defranceschi è di «pensare una nuova linea evolutiva che tenga conto di un rapporto paritario tra uomo e animale».

 

La dott.ssa Francesca Bisacco, biologa e ricercatrice esperta di ippoterapia ha introdotto la tematica della riabilitazione con i cavalli e l'importanza di modulare gli interventi in funzione degli obiettivi. La dottoressa ha lanciato una provocazione: «la riabilitazione equestre funziona?». La sua è stata ovviamente una domanda retorica, poiché lei stessa ha citato alcune esperienze particolarmente positive che hanno sottolineato il valore del cavallo come mezzo di comunicazione ed espressione per il paziente.Utile, infatti, nell'incremento delle capacità relazionali e comunicative; permette un miglioramento della gestione dell'ansia in quanto l'attività con il cavallo dà sicurezza e aiuta ad incrementare la propria autonomia e la propria autostima.

 

Il dott. Amedeo Bezzetto, psicoterapeuta presso l’ospedale Villa Santa Giuliana ha portato l’esperienza che è in corso da un paio di anni presso la struttura sanitaria veronese: «A Santa Giuliana utilizziamo i cavalli come strumento di relazione con ragazzi portatori di disabilità psichiche, quelli che vengono abitualmente definiti “ragazzi in caduta”. Curiamo molto l’approccio emotivo tra uomo e animale e questo esperimento, denominato “Progetto Icarus” è un primo tassello per portare al riconoscimento ufficiale, in campo terapeutico, dell'uso del cavallo che da oggetto diventa finalmente soggetto».

 

Il dott. Fabrizio Varalta, psicoterapeuta e dirigente del Cerris Ulss 20 ha illustrato a sua volta il progetto che da più di 20 anni affianca il cavallo e il cane al paziente analizzando i risultati quali la gestione dell'ansia, il superamento di fobie e, dal punto di vista dell'area psicomotoria,  il rilassamento, la percezione del corpo, l’equilibrio, i cambiamenti del tono muscolare e la motricità.

 

«Al Cerris abbiamo un occhio di riguardo proprio per il cavallo» ha aggiunto la dott.ssa Valentina Bianco - Veterinaria al Cerris – «siamo anche dalla sua parte in questa esperienza presso la nostra struttura sanitaria. Cerchiamo di osservare l'attività dal punto di vista dell'animale, di capire quali sono le sue eventuali difficoltà attraverso un’opera di monitoraggio continuo».  

 

A chiudere il simposio il dott. Giuseppe Marucci, dirigente presso il Miur di Roma, il quale ha avanzato l’ipotesi di una futura introduzione della Pet therapy come disciplina oggetto di approfondimento per scopi didattici. 

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